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Sentirsi felice e crescere professionalmente delegando- Intervista con Alessandra Salimbene

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Questa settimana vi presento Alessandra Salimbene. Ci spiega come la delega è stata importante nelle sue attività di comunicazione  e marketing e le ha portato felicità e crescita personale!

 

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Alessandra Salimbene: Mi chiamo Alessandra Salimbene, tra pochi giorni compirò 42 anni, mi occupo di comunicazione e marketing con specializzazione verticale nei settori dell’ottica, della fotografia e dell’editoria e orizzontale nel marketing digitale e nel CRM.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

AS: Nasco come titolare di web agency, ho aperto la mia prima società a 21 anni, quando ancora non c’era stata la new economy, ancora studiavo all’università e ancora nessuno aveva capito bene dove ci avrebbe portato la rete.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

AS: Tantissimo! Negli anni ho sperimentato strutture e aziende organizzate in modi diversi. Per lungo tempo ho avuto uno studio con parecchi dipendenti (fino a 15)… poi le cose sono un po’ cambiate e, da quando mi sono trasferita a Roma, ho un home office con mio marito (che lavora con me, nell’ambito della formazione del life coaching) e alcuni collaboratori sparsi sul territorio italiano.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

AS: Fondamentalmente si delega per crescere: per cui a un certo punto capisci che da un lato devi delegare il più possibile le attività di routin su cui non ha senso spendere tempo e pensiero prezioso, dall’altro devi delegare le attività tecniche su cui non sei specializzato, per farle fare a chi è più bravo di te. Ho iniziato presto, la mia prima collaboratrice arrivò dopo neanche un anno di attività.

KF: Come ti sentivi?

AS: Felice! Finalmente non ero da sola a gestire tutto.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettica o fiduciosa?

AS: Ero giovanissima e non mi rendevo conto esattamente di cosa significasse avere dei collaboratori, non avevo alcuna cultura d’impresa ne’ di team. Comunque ero fiduciosa, lo sono per natura. Sono stata fortunata: Simona è rimasta con me tantissimi anni ed eravamo come sorelle. Ancora oggi rimpiango di non aver più trovato una figura come lei.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

AS: Lo ricordo come fosse ieri: l’inserimento di un catalogo di macchine per la pasta nel sito di La Monferrina, un’azienda di Asti, che non aveva mai fatto niente del genere, non aveva alcuna base tecnica, a cui ho insegnato tutto io.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

AS: No… assolutamente. Non avevo idea di come si dovesse fare: ma guardandomi indietro mi rendo conto che all’inizio agendo d’istinto facevo meglio di come ho fatto dopo, quando avevo più competenza ma anche più pregiudizi e più ferite dovute a rapporti sbagliati.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

AS: Il criterio è molto semplice: attività di routin in cui il mio intervento non è un valore aggiunto o il cui valore non è proporzionale al valore del mio tempo, oppure attività specifiche di cui non ho competenza diretta.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

AS: Seguendo l’istinto e cercando di far sentire sempre apprezzati i miei collaboratori. Da sempre ho l’abitudine di chiedere le cose “per favore” e di ringraziare quando vengono fatte, di salutare ringraziando le persone quando escono dall’ufficio. Un conto è il lavoro come dovere, un conto è comunque avere riguardo e rispetto per chi vive con te il tuo progetto.

KF: E’ stata un’esperienza positiva?

AS: Mediamente si. Con l’andare negli anni poi non è sempre stato rose e fiori. Più il team si ingrandiva più facevo fatica a ricreare quella sinergia che avevo avuto con i miei collaboratori storici.

KF: Se sì, qual’è stata la successiva attività da delegare?

AS: Sicuramente la gestione quotidiana dei clienti, in modo da abituarli a non cercare sempre me.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

AS: Semplicemente non avrei potuto fare quello che ho fatto, da sola.

KF: Sei riuscita a stabilire una procedura per la delega?

AS: Ora mi trovo in una fase di transizione, in cui ho questa esigenza ma non ho ancora potuto pianificare la mia struttura aziendale nella neonata Charismatica Ltd che dirigo.

KF: Come scegli la persona?

AS: In primo luogo le competenze, in secondo luogo la voglia di imparare, in terzo luogo la positività e la costruttività dell’approccio.

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

AS: La capacità di capire le cose rapidamente.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

AS: Sono riuscita a trovare il tempo per respirare, almeno un po’

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

AS: Si, non mi illuderei che tutte le persone sono sincere nell’approccio professionale e farei più attenzione.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

AS:  Di delegare davvero e di dire le cose chiaramente. Spesso ci si lamenta che i collaboratori non facciano ciò che ci aspettiamo e che diamo per scontato, mentre a volte basterebbe dirlo esplicitamente.

KF: Cosa pensi della fiducia?

AS: Quando manca la fiducia non si può lavorare insieme. Io non ci riesco: se perdo la fiducia in te sei fuori. Nello stesso modo se chi collabora con me non si fida, anche senza spiegazioni, allora il rapporto non può funzionare.

KF: Quale è stato un punto critico della collaborazione?

AS: Nessuno direi, all’inizio funzionava tutto molto bene.

 

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