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La gestione organizzativa e il modello di delega in una Light Company | Intervista con Andrea Pietrini

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Questa settimana vi presento Andrea Pietrini, di YourCFO Consulting Group. Ci racconterà perché la delega si rivela fondamentale nella gestione organizzativa di una “Light Company” con più di 80 professionisti, che fornisce servizi di finanza operativa alle aziende.

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Andrea Pietrini: Sono Andrea Pietrini, bocconiano, MBA alla Luiss, una lunga esperienza da manager in grandi società e fondi di investimento.

Attualmente sono managing partner di yourCFO Consulting Group, la prima società italiana di CFO service, che fornisce servizi di finanza operativa alle aziende (ad esempio controllo di gestione, pianificazione finanziaria o ristrutturazione aziendale, transition management).

Tramite un modello innovativo in cui CFO e direttori finanziari di altissimo profilo ed esperienza  agiscono come contract manager.

Da questa esperienza, con il supporto dei miei colleghi, ho tratto il volume: “I 7 segreti del CFO – ottieni il successo finanziario della tua azienda”) che si può richiedere in versione e-book a questo indirizzo: http://www.yourcfo.it/richiedi-libro/).

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

AP: Ho fondato la società nel 2012 e, in pochi anni, è diventata un punto di riferimento in Italia nel settore dei servizi manageriali in area Amministrazione, Finanza e Controllo. Attualmente abbiamo una consociata in Svizzera e una sede operativa a Parigi.

Sulla base del successo di questo modello il gruppo ha successivamente generato le divisioni yourDIGITAL , con professionisti della digital transformation, yourHR , con profili di HR Director e, più recentemente, yourCEO sulle tematiche dalla strategia e del general management.

Abbiamo in serbo ancora tantissime iniziative finalizzate alla managerializzazione del nostro sistema produttivo, fatto prevalentemente da PMI a forte vocazione familiare.

Abbiamo impostato la struttura del nostro gruppo come una “light company”, per essere più competitivi e agili sul mercato e per poter sfruttare i nuovi modelli organizzativi di rete.

Per questo motivo la delega è per noi fondamentale per gestire un’organizzazione che al momento coinvolge più di 80 professionisti in Italia in Francia e Svizzera.

Allo stesso tempo, il tema della delega è per noi particolarmente importante anche nella nostra value proposition”, in quanto la nostra organizzazione fornisce servizi altamente professionali di management alle aziende in ruoli apicali.

Questo presuppone che i nostri clienti si fidino di noi e della nostra professionalità per poterci delegare ampie aree della gestione aziendale, in primis quella finanziaria che è delicatissima.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

AP: La società, grazie ad un modello di business innovativo, è cresciuta molto in fretta, registrando anni un raddoppio costante del giro d’affari anno su anno.

Questo mi ha posto molto velocemente nella condizione di dover delegare alcune attività per favorire la crescita cogliendo più opportunità di mercato, laddove se io avessi continuato a fare tutto da solo, la società avrebbe smesso di crescere o comunque io sarei diventato  un pericoloso collo di bottiglia.

Ma dico di più: una società con un modello di business molto leggero, come ora ce ne sono tante, deve necessariamente trovare una modalità per delegare le attività al giusto livello di competenza, non potendo permettersi alcuna inefficienza.

KF: Quando e perché hai pensato per la prima volta a delegare? Come ti sentivi?

AP: Pur avendo un buon atteggiamento mentale nei confronti della delega, avendola esercitata spessissimo come manager nel ruolo imprenditoriale, la cosa mi è risultata un po’ più difficile, come spesso peraltro capita i nostri clienti.

Purtroppo, in questa veste, paradossalmente, mi sono trovato a pensare: “le cose le faccio io o non le fa nessuno”.

Questo stesso atteggiamento l’ho riscontrato e biasimato tante volte nei miei clienti e c’è voluto uno sforzo supplementare per superare questo ostacolo meramente psicologico.

Una volta razionalizzata la cosa e superata, ho cominciato a delegare molte attività partendo da quelle d’ordine o ripetitive, mantenendo per me soltanto quelle strategiche.

Anche da CFO sono attento al rapporto “costi-benefici” e penso che le risorse apicali in azienda dovrebbero mantenere su di sé soltanto le strategie, lasciando le attività operative a risorse più economiche.

KF: Sei riuscito a stabilire una procedura per la delega? Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati? Come ti ha cambiato la vita la tua attività la delega?

AP: Una volta deciso che era il momento di delegare, la prima cosa che ho fatto è stata redigere le procedure aziendali e condividerle con i miei collaboratori;

Inizialmente dal punto di vista teorico, poi dal punto di vista pratico, seguendo in prima persona il processo di implementazione.

Quando la procedura veniva eseguita in maniera autonoma, in modo tale da correggere gli errori, ma soprattutto rivedere la procedura se questa fosse risultata poco chiara e di complessa applicazione.

Avendo potuto delegare molte attività operative e ripetitive mi sono potuto dedicare più efficacemente all’attività di ricerca di nuovi clienti e di sperimentare nuove iniziative imprenditoriali.

Il processo di delega mi ha permesso di liberare perlomeno tre mezze giornate la settimana, cosa che si è trasformata immediatamente in un maggior incremento della nostra clientela.

Inoltre, avendo delegato le attività più operative (spesso le più noiose o quelle meno nelle mie corde) anche il livello di qualità del mio lavoro e anche della mia vita è migliorato.

Di fatto ho concentrato la mia attività sulle cose che mi piacciono di più come incontrare clienti e fare networking.

KF: Come scegli la persona?  Quale è la caratteristica più importante per te?

AP: La scelta della persona diventa fondamentale; come dico a tutte le persone che assumo o che collaborano con me: “io voglio assumere solo imprenditori”.

Il che significa persone che abbiano una loro iniziativa e ragionino con la loro testa anche livelli organizzativi di entrata, che sappiano interpretare le disposizioni che vengono date e contestualizzate contestuali.

Non esiste peraltro un tipo di persona adatto per ogni attività naturalmente.

Ma anche per le iniziative più semplici o “basiche”, lo spirito imprenditoriale aiuta sempre perché come si dice: “se entri nel mio ufficio con una problema, senza la soluzione, sei parte del problema”.

KF: Cosa pensi della fiducia?

AP: A mio parere nella “società della rete” la fiducia diventa un bene primario, perché tutti siamo interconnessi.

Per cui chi ne saprà approfittare, fidandosi degli altri, probabilmente riuscirà a beneficiarne in misura maggiore e a creare un solido vantaggio competitivo.

Il nostro è un modello che si basa dal punto di vista organizzativo in larga parte sul trust reciproco e che quindi ben si adatta al modello della delega alla cui base c’è sempre la fiducia.

Per quello che mi riguarda personalmente, sono una persona che si fida molto degli altri delle loro capacità, e forse questa mia caratteristica ben si adattava a questo modello e ne è stata parte del successo.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

AP: Consiglierei di buttarsi, di provare, perché una volta superato il senso della apparente perdita del controllo, ci si accorge che la produttività aumenta e spesso e se si è delegato bene anche la qualità del risultato.

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

Vai al TEST per capire quante ore e, prima di tutto, quanti soldi potresti guadagnare delegando delle attività.

 

 

Krisztina FekecsLa gestione organizzativa e il modello di delega in una Light Company | Intervista con Andrea Pietrini

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