Arte della delega / Interviste

Far tutto da solo è antieconomico | Intervista con Luca Orlandini

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Questa settimana vi presento Luca Orlandini di LandingPageEfficace.it, che ci racconta come a volte il voler far tutto da solo non è solo noioso e faticoso ma anche antieconomico.

 

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Luca Orlandini: Mi chiamo Luca Orlandini e mi occupo principalmente di consulenza e formazione.

Il mio lavoro consiste nell’aiutare le imprese a comunicare in modo efficace così da poter acquisire nuovi clienti online e offline.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

LO: Mi occupo di web in proprio dal 2004-2005, prima ho lavorato nel marketing e nella grafica pubblicitaria ma come dipendente.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

LO: Nel tempo ho imparato a delegare alcune attività a consulenti esterni specialisti e a collaboratori che mi permettono di risparmiare molto tempo.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

LO: Pensi a delegare quando il tuo costo orario aumenta e quindi ti rendi conto che svolgere da solo alcuni compiti non solo è noioso ma, soprattutto, anti-economico.

KF: Come ti sentivi?

LO: In nessun modo particolare, volevo semplicemente ottimizzare la mia redditività e le ore passate al pc così da poter fatturare di più dedicandomi alle cose veramente importanti.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettico o fiducioso?

LO: Delegare è sempre complicato, spesso può rivelarsi una perdita di tempo ma è una scommessa che secondo me vale sempre la pena di fare, un passaggio che prima o poi diventa obbligatorio.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

LO: L’esecuzione di grafiche da stampa, l’analisi dei competitor, la programmazione… tengo la parte strategica e di comunicazione, che è quella che mi piace di più

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

LO: No, sempre andato a braccio, avevo letto ai tempi in cui ero responsabile marketing. L’one minute manager insegna a delegare. Quello – ai tempi – mi era molto servito nella gestione dei miei collaboratori!

KF: Qual è sarà la prossima attività da delegare?

LO: Mi piacerebbe delegare la parte di contatto con il cliente e l’amministrazione, ma è molto complicato per il modo in cui sono organizzato. Prima di poterla delegare, dovrei mettere un po’ di ordine procedurale così da non far impazzire chi lavora con me J

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

LO: Come dicevo la delega è una scommessa, a volte perdi ma quando vinci e trovi un collaboratore valido ne vale davvero la pensa. Non solo per il fatturato ma anche per la possibilità di dedicarti di più alle cose importanti e quindi diventare più bravo in quello che fai.

KF: Come scegli la persona?

LO: Ho un buon intuito, guardo come lavora e cerco di capire cosa vuole e cosa cerca. L’asset mentale mi interessa più delle competenze specifiche.

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

LO: Io lavoro molto, quindi per lavorare con me devi aver voglia di lavorare e di sbatterti. Non necessariamente 14 ore al giorno, ma nelle 7 che sei con me devi essere produttivo e proattivo. Non devo dirti io cosa fare.

KF: Cosa pensi della fiducia?

LO: È una cosa che si concede in prestito, e deve essere confermata nel tempo. È la base per un rapporto duraturo, ma ottenere la mia piena fiducia richiede molto tempo.

KF: Quale è stato un punto critico della collaborazione?

LO: Probabilmente assegnare i task e controllare le procedure. Spesso delegare significa abbandonare, ma non è così. Il collaboratore svolge un compito ma sta a noi controllarne l’esecuzione.

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

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Krisztina FekecsFar tutto da solo è antieconomico | Intervista con Luca Orlandini
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Comunicazione aperta e competenza nella delega | Intervista con Daniele Besana

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Questa settimana vi presento Daniele Besana, imprenditore su Web di WP-Ok, che ci spiega come una comunicazione aperta col collaboratore e la competenza sono le fondamenta nella pratica della delega. 

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Daniele Besana: sono informatico da una vita e da quattro anni imprenditore sul web.
Nella mia carriera, sempre a contatto con clienti, ho avuto la fortuna di avere a che fare sia con le piccole aziende prima, che grosse aziende internazionali poi.
A un certo punto mi è stato regalato il libro ‘4 ore alla settimana’ di Tim Ferriss e sono rimasto stregato da quest’idea di lavorare meno ed essere più libero… per questo mi sono dedicato all’internet marketing.
Ovviamente le ore alla settimana sono state molte di più, però mi sono guadagnato l’indipendenza lavorando online.
In tutto questo ho conosciuto tanti imprenditori e liberi professionisti che si affacciavano al web e, pur con più esperienza business di me, si trovavano in difficoltà con gli aspetti tecnici e non trovavano un supporto adeguato.
Per questo ho lanciato WP-OK, il servizio di supporto per chi usa WordPress per business.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

DB: A un certo punto mi sono ritrovato a fare dei lavori da freelancer su siti WordPress… cose che capitano a chi è un tecnico da una vita 🙂
Ai miei clienti ho SEMPRE offerto supporto e assistenza, che è poi la cosa che mi appassiona di più: aiutarli a far crescere il loro sito mi piace molto più che costruirlo.
Da lì è nata l’idea di creare un servizio innovativo dedicato a quello, e proporlo in Italia dove non c’era niente di simile. Questo era 2 anni fa.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

DB: All’inizio facevo tutto io, complice il fatto che mi piace fare supporto.
Però questo tipo di servizio, per sua natura, richiede di essere pronti ad intervenire tutti i giorni. Da anche il vantaggio di poter lavorare ovunque, cosa che ho largamente sfruttato, però senza mai periodi ‘offline’.
Quindi quando ho visto che le cose iniziavano ad ingranare mi sono attivato per trovare dei collaboratori validi.
Il che era una cosa abbastanza nuova per me!

KF: Quando e perché hai pensato di delegare la prima volta?

DB: Un anno fa, quando ho visto che non potevo prendermi tre giorni di ferie senza allontanarmi dal computer.
Inoltre per continuare a far crescere il business, è FONDAMENTALE ridurre il tempo speso per ‘erogare’ il servizio, e aumentare il tempo speso per migliorarlo e farlo conoscere.
Insomma il famoso ‘working IN the business VS working ON the business’…

KF: Come ti sentivi?

DB: Insicuro. Era una cosa nuova per me e non sapevo come muovermi, cosa aspettarmi e come gestire i collaboratori. Non sono siti web, sono esseri umani! 🙂

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettico o fiducioso?

DB: Forse il termine giusto è in modo MANIACALE. Ero sul collo del mio primo collaboratore, controllando tutto e chiedendo feedback ogni cinque minuti.

KF: Come hai scelto le attività e quale task hai delegato la primissima volta ?

DB: Premetto che fin da subito ho delegato task che non sapevo fare: grafica, traduzioni, scrittura di articoli.
Quello di cui sto parlando ora è delegare task che sapevo fare, ma di cui mi volevo liberare.
Ho iniziato con delle richieste specifiche che mi occupavano molto tempo: le richieste di sviluppo web di funzioni custom.

Per esempio, a volte i clienti chiedono una modifica di un plugin WordPress per un’esigenza specifica. Questo si può dividere in tre fasi:
1. Pensare ad una soluzione: la parte creativa che mi piace
2. Mettersi a programmare la soluzione: questa è la prima parte che ho delegato
3. Verificare che funzioni tutto: lo faccio io prima di passarlo al cliente.

Il punto 2 è perfetto per me da delegare, perché riesco a spiegare al programmatore esattamente cosa serve e come farlo. Poi lo fa lui, che è più bravo di me col codice.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

DB: Devo dire che ascoltando podcast (Pat Flynn, Italian Indie, Empre Flippers) e leggendo libri come ‘Virtual Freedom: How to Work with Virtual Staff mi ero fatto un’idea di come agire.
Per questo ho sempre cercato di dare istruzioni chiare, anche usando video dove possibile, circa i lavori da fare.
Adoro mandare video con istruzioni, in qualche minuto si può spiegare un lavoro che altrimenti richiederebbe un sacco di parole, screenshot, annotazioni.

Ecco per esempio un video (fatto con Screencastify) di spiegazione per un traduttore con cui lavoro:
https://drive.google.com/file/d/0B0NgHaHLVrcyWHdHUHBmcW1FMFE/view
In cinquantasei secondi ci siamo capiti, e penso capiranno anche i lettori.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

DB: Il mio strumento preferito per gestire i task è Trello.
Lì ho delle ‘board’ dove metto le attività e ci sono delle liste: to-do, in-progres, in-review e completed.
Creo una ‘card’ con la spiegazione del lavoro, la assegno al collaboratore e aspetto.

Ecco uno screenshot della Trello board che uso con la mia VA:

Inoltre uso Skype se serve una comunicazione diretta.

Da un paio di mesi uso molto anche Slack, che permette di dividere le chat in ’canali’ tematici – tipo uno per progetto – ma non lo uso ancora con tutti.

KF: E’ stata un’esperienza positiva?

DB: Non tutte le esperienze sono state positive, ovviamente. Soprattutto all’inizio non sapevo cosa cercare in un collaboratore.

Faccio un esempio: per qualche mese ho collaborato con uno sviluppatore Ucraino, un tipo di poche parole.
Diceva solo “OK”, “Done” e “Please check”. All’inizio ero molto contento perché l’ho interpretata come un segnale di efficienza, ma presto mi sono reso conto che questa comunicazione era una limitazione enorme.

Non riusciva ad apportare idee migliorative, consigli, opinioni.

Da questa esperienza ho imparato a cercare nei collaboratori una comunicazione aperta.

KF: Se sì, quale sarà la prossima attività da delegare?

DB: Vorrei delegare sempre più la parte operativa dei servizi di WP-OK, quindi tutta attività tecnica.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

DB: Positiva, ho risparmiato tempo e ottenuto servizi di qualità ad un prezzo competitivo perché ho potuto accedere a persone di talento che lavorano online, senza essere ristretto alla cerchia di conoscenti/amici.

KF: Sei riuscito a stabilire una procedura per la delega?

DB: Oltre ai video come spiegato sopra, per alcune attività ripetitive ho scritto delle procedure operative  (SoP, Standard Operating Procedure) usando l’ottimo tool Process Street.

Con Process Street creo una checklist, l’assegno ad un collaboratore e questo la può seguire passo a passo, oltre ad aggiungere commenti per migliorare la procedura stessa nel tempo… è fantastico!

KF: Come scegli la persona?

DB: Uso molto Upwork per trovare collaboratori.
Prima del lavoro vero e proprio scambio dei messaggi via chat per vedere come comunicano e chiedo un ‘test job’ (lavoro di prova) pagato per valutare le persone sul campo.

KF: Qual’è la caratteristica più importante per te?

DB: Un’ottima comunicazione e la competenza.

KF: La delega come ti ha cambiato la vita / la tua attività?

DB: Mi ha stravolto le giornate: prima correvo dietro ai problemi, ora riesco a pianificare le giornate con le attività più importanti sapendo che la parte operativa va avanti.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

DB: Penso che la storia dell’Ucraino risponda già.

KF: Che cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

DB: Di iniziare con le attività che si sanno fare, così da poterle spiegare bene ed essere in grado di valutare il risultato.

KF: Che cosa pensi della fiducia?

DB: È fondamentale, se manca la fiducia meglio fermarsi subito e cercare un altro collaboratore.

KF: Qual’è un punto critico della collaborazione?

DB: Fiducia, comunicazione, saper valutare i risultati.

 

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Krisztina FekecsComunicazione aperta e competenza nella delega | Intervista con Daniele Besana
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Proattività e problem solving nella delega | Intervista con Nomad Bill

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Questa settimana vi presento Nomad Bill, pseudonimo dell’autore di Blog Nomadi Fiscali, che ci parla di come la proattività e l’attitudine al problem solving devono essere caratteristiche dei collaboratori da delegare.

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Nomad Bill: Sul web mi presento come Nomad Bill, è lo pseudonimo che ho scelto di usare come autore del Blog Nomadi Fiscali. Il blog è online dal 28 febbraio 2016. Non sono un commercialista ma negli ultimi 20 anni ho lavorato come consulente ed ho fatto l’imprenditore principalmente in Italia, Gran Bretagna ed Irlanda. Le diverse esperienze professionali mi hanno consentito di apprendere i sistemi fiscali dei tre Paesi in cui ho vissuto e di altri con cui ho avuto rapporti di lavoro.

A fine 2015 ho deciso di cambiare il modo in cui lavoro e sono passato dal mondo reale a quello “virtuale”. Prima usavo il web come strumento, ora esisto solo nel web. Da qui la scelta, insieme ad altre motivazioni più personali, di utilizzare uno pseudonimo.

Per me è stata una sfida che è tuttora in corso e di cui quindi non conosco l’esito. La domanda che mi sono fatto a Natale 2015 è stata: il mercato italiano è pronto per accettare un profilo professionale così atipico? L’attività professionale che voglio veicolare attraverso il blog di fatto non esisteva o comunque non era disponibile per il grande pubblico, quindi in realtà le sfide sono due.

Se decidi di aprire un ristorante in Italia vai da un commercialista italiano, se hai deciso di trasferiti in Irlanda ed aprire un negozio online vai da un commercialista irlandese, ma se stai pensando di trasferirti all’estero e puoi decidere di andare a vivere dove ti pare e vuoi sapere dove ti conviene andare e come fare per pagare meno tasse a chi ti rivolgi?

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

NB: Non è mai cambiata in realtà, ho quasi sempre operato in proprio e senza dipendenti, però mi sono sempre fatto aiutare da altri professionisti per svolgere quelle funzioni che non sono in grado di portare a termine da solo o che non ho il tempo di seguire personalmente.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

NB: È stato circa 15 anni fa, stavo seguendo il lancio di una star up impegnata nella distribuzione di elettronica ed ho incaricato un web designer per lo sviluppo del sito internet ed una esperta di comunicazione e grafica per la realizzazione della brand identity.

KF: Come ti sentivi?

NB: Ero tranquillo conoscevo entrambi i professionisti a cui avevo assegnato il lavoro e non ho avuto grossi problemi.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettico o fiducioso?

NB: Ero fiducioso, i professionisti a cui mi sono rivolto avevano una lunga esperienza nel settore di competenza.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

NB: No, ho esposto le mie necessità e poi il rapporto si è via via formalizzato durante i lavori.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

NB: Ho scelto le attività che non ero in grado di svolgere autonomamente per mancanza di competenze.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

NB: Incontrando personalmente i professionisti a cui mi ero rivolto, all’epoca non c’era Skype e poi erano vicini al mio luogo di lavoro quindi era molto semplice incontrarli.

KF: Era un’esperienza positiva?

NB: È stata una esperienza complicata dovuta più alla mia inesperienza che a quella dei professionisti a cui mi ero affidato.

Il problema principale era che dovevo utilizzare la brand identity all’interno del sito internet e mi ritrovavo spesso al centro di un rimpallo di responsabilità tra i due professionisti quando qualcosa non funzionava correttamente ed io non avevo le competenze necessarie per comprendere dove fosse l’errore. A quei tempi i programmi utilizzati per la grafica erano quelli progettati per stampa e spesso c’erano conflitti con il software utilizzato per la realizzazione del sito internet.

Dovessi seguire un progetto simile oggi, non credo avrei gli stessi problemi. Innanzitutto perché software e hardware hanno fatto passi da gigante ed i problemi di quell’epoca sono stati risolti dalla tecnologia e poi perché le esperienze che ho fatto negli anni seguenti mi hanno aiutato a comprendere come gestire una situazione simile.

KF: Hai riprovato con altre attività/persone?

NB: Si, al progetto successivo ho incaricato una agenzia che aveva entrambe le professionalità all’interno ed un unico referente che parlava con me. Risolvevano gli eventuali problemi di comunicazione tra loro, a me presentavano i lavori per stadi di avanzamento senza che io facessi da tramite tra i diversi professionisti coinvolti.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

NB: Non posso fare bilanci per la prima delega perché non essendo in grado di svolgere le task delegate non mi fu possibile fare confronti tra costi sostenuti e tempo risparmiato.

KF: Sei riuscito a stabilire una procedura per la delega?

NB: No, ho seguito progetti sempre parecchio differenti tra loro, quindi ogni volta ho dovuto risolvere problemi diversi e non ho avuto quindi l’opportunità di stabilire una procedura.

KF: Come scegli la persona?

NB: Sino a prima di lanciare il progetto Nomadi Fiscali sceglievo i miei collaboratori chiedendo referenze a persone di fiducia e che avevano già lavorato con i professionisti che stavo cercando.

Ora, considerata la situazione atipica in cui mi trovo, dovrò sceglierli usando il web o magari chiedendo a qualcuno delle persone che ho conosciuto online da quando ho iniziato a sviluppare questo progetto.

KF: Quale è la caratteristica di chi collabora con te più importante per te?

NB:  La caratteristica più importante che un collaboratore deve avere per me è di saper affrontare proattivamente le situazioni problematiche.

Quando si sviluppa un progetto, si verificano sempre imprevisti o errori, la maggior parte delle persone con cui ho collaborato tendeva a scaricare la responsabilità dell’errore su qualcun altro o a trovare scuse, invece secondo me è più importante riuscire a trovare una soluzione al problema senza perdere inutilmente tempo per comprendere chi o cosa lo abbia generato.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

NB: Quando ho scelto bene il collaboratore o sono stato fortunato ad incontrarne uno bravo, ho risparmiato tempo e denaro.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

NB: Non credo, l’esperienza che ho accumulato negli anni è parte di un processo di tentativi ed errori che sono l’unico modo di imparare nella vita reale e nel business.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

NB: Di non aspettarsi mai la perfezione nell’esecuzione, è necessario prevedere un margine di errore quando si delega, del resto anche se si decide di svolgere in prima persona una data funzione i margini di errore sono comunque da mettere in conto.

KF: Cosa pensi della fiducia?

NB: La fiducia è indispensabile quando si delega. In passato ho commesso l’errore di fidarmi troppo e troppo in fretta perché non avevo esperienza di delega.

Ora penso che il modo migliore di delegare sia quello di costruire un rapporto di fiducia e di farlo gradualmente affidando al collaboratore mansioni via via più importanti partendo all’inizio da funzioni più semplici e meno rilevanti per il core business.

KF: Quale è stato un punto critico della collaborazione?

NB: Nella mia prima esperienza di delega di cui raccontavo prima, il punto critico era il rimpallo di responsabilità tra i due professionisti e la mia incapacità di gestire la situazione non essendo competente nel settore in cui avevo delegato.

 

Krisztina FekecsProattività e problem solving nella delega | Intervista con Nomad Bill
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Liberare la mente e lavorare su più attività: il potere della delega | Intervista con Amin El Fadil

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Questa settimana vi presento Amin El Fadil, professionista SEO che ci spiega come liberare la mente e lavorare su più attività rappresentino il potere della delega. Senza possibilità di delegare il lavoro cambierebbe.

 

Krisztina: Ti presenti con qualche parola?

Amin El Fadil: Sono Amin El Fadil classe ‘86, umanista di formazione, faccio SEO dal 2005, mi piacciono i film di arti marziali e le lunghe passeggiate in bicicletta. 🙂

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

AEF: A livello operativo dal 2005, anche se la scoprii un paio di anni prima sul forum di html.it, quando Giorgio Taverniti fondò – se ricordo bene, è passato molto tempo – l’”html guru group” e partì col concorso dei “velocipedi equestri”. Cominciai qualche piccolo esperimento su siti gratuiti come Digilander e Splinder.com.

Scoprii poi il sito motoricerca.info gestito da Enrico Altavilla. Il suo approccio chiaro e al contempo “scientifico” mi fece appassionare alla materia e da allora negli anni seguenti aprii un progetto dietro l’altro.

Negli ultimi anni ho cominciato a fornire consulenza a PMI e liberi professionisti, attività che pur avendo mediamente un ROI minore rispetto ai progetti personali offre l’opportunità di approfondire in modo diretto il mondo e le esigenze aziendali.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

AEF: I primi anni lavoravo più come webmaster che apriva siti per diletto e gloria che per guadagno, mi piaceva creare community, renderle popolari e farle crescere. Col tempo e l’esigenza di fare della passione un’attività lavorativa cominciai a informarmi meglio su affiliazioni e altre forme di monetizzazione.

Cominciai quindi a partecipare a forum di settore e stringere contatti con colleghi e professionisti in settori vicini.

Attualmente lavoro come libero professionista, ho un mio network personale di siti e un team di collaboratori (anch’essi freelance) che mi affianca in base alle esigenze del singolo progetto.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

AEF: La prima che ricordo fu una collaborazione per creare una directory di recensioni e siti tema cinema e serie tv. Cercai su vari forum un socio proponendo una partnership 50/50 a qualcuno disponibile ad aiutarmi.

Non fu una scelta facile, ma capii di non poter fare tutto io. C’erano attività che non volevo fare, come la scrittura dei contenuti, e altre invece in cui ero consapevole di avere dei forti limiti, come la grafica e il web design. Per andare più veloci e aumentare la qualità dei progetti creati avere un team forte e coeso è fondamentale.

KF: Come ti sentivi?

AEF: Mi sentivo speranzoso del fatto che delegando delle attività avrei potuto “liberare la mente” per attività che avrebbero inciso maggiormente sulle entrate dei miei progetti, ma d’altra parte preoccupato di come controllare che l’altra persona svolgesse in modo accurato l’attività.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettico o fiducioso?

AEF: Un po’ entrambe le cose, non è facile affidarsi ad occhi chiusi a chi non si conosce, specie quando anni fa non c’erano social, referenze e ci si rapportava inizialmente con nickname e non con persone.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

AEF: Il primo che ricordo fu l’installazione e configurazione di una serie di plugin.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

AEF: No, era qualcosa tipo “vai, installa e configura”. 🙂

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

AEF: Erano quelle che non avevo tempo/voglia di fare, mi interessava delegare tutto eccetto il piano editoriale, la SEO e la promozione a livello di strategia e di pianificazione.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

AEF: Skype e mail, a volte aree private di forum.

KF: E’ stata un’esperienza positiva?

AEF: Discretamente positiva.

KF: Se sì, qual è era la prossima attività da delegare?

AEF: Creare o curare dei contenuti basandosi su una traccia e un modello da me fornito.

KF: Se no, hai riprovato con altre attività/persone e semplicemente hai rinunciato?

AEF: Ho continuato, come SEO apro continuamente siti nuovi e sono alla continua ricerca di persone che mi aiutino nel creare contenuti, promuoverli e altri piccoli task riguardanti l’editing o la promozione.

Non è mai semplice delegare alle persone giuste, ma col tempo mi sono creato un sistema che mi permette di passare velocemente le competenze necessarie e le linee guida da seguire scrupolosamente per continuare a lavorare con me.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

AEF: Fondamentale. Senza delega non potrei semplicemente tenere in piedi ciò che faccio.

KF: Sei riuscito a stabilire una procedura per la delega?

AEF: Ho creato nel tempo delle risorse e delle F.A.Q. con tanto di “do and don’t” che permettono a chi collabora di avere una bussola entro la quale operare senza dover fare troppi aggiustamenti poi.

Cerco sempre di pensare prima a cosa avrà bisogna la persona a cui delegherò dei task per risparmiare tempo ed energie poi in successive spiegazioni e aggiustamenti a lavoro fatto. Credo che la programmazione e l’organizzazione siano fondamentali in questa fase.

KF: Come scegli la persona?

AEF: Innanzitutto verifico se è una persona che legge quanto gli scrivo e sa comunicare a livello sufficiente. Perché i progetti che gestisco abbiano un ritorno dell’investimento, sono necessarie persone sveglie a capire le indicazioni, che rispettino le scadenze e chiedano in caso di dubbi.

Devo dire che non è facile trovarle, ma ho trovato delle belle sorprese durante il mio cammino.

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

AEF: La voglia di fare e di dare un reale contributo. Senza quella non ci sono i presupposti minimi per avviare una collaborazione.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

AEF: Senza delega non potrei lavorare a tanti progetti contemporaneamente senza impazzire. Quindi direi che mi ha permesso di rendermi economicamente indipendente. Senza possibilità di delega a quest’ora farei un altro lavoro.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

AEF: Avrei voluto avere da subito un sistema per formare in gruppo i collaboratori, invece di farlo singolarmente come facevo all’inizio perdendo un sacco di tempo quando qualcuno di questi non era più disponibile per una ragione o per l’altra.

Ma come è normale che sia, sono tutte cose che si imparano durante il percorso.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando iniziare a sperimentare la delega?

AEF: Di provare a chiedere consigli da chi ha già delegato nello stesso settore e in qualcuno vicino che procedure ha usato e dove ha cercato collaborazioni.

Poi come detto sopra è importante creare regole e procedure scritte in modo da evitare di volta in volta di rispondere alle stesse domande e vedere un lavoro lontano dalle proprie aspettative. Infine di fare pratica di delega, tenendo nota di cosa ha funzionato e cosa no, come per mille altre cose si impara col tempo e dagli sbagli fatti.

KF: Cosa pensi della fiducia?

AEF: Fondamentale per collaborare, attenzione a non dare nulla per scontato quando si collabora da remoto, specie se per qualche ragione per un’attività specifica non possiamo collaborare con professionisti ma “amatori” che non hanno nulla da perdere.

KF: Quale è stato un punto critico della collaborazione?

AEF: Il punto critico è da una parte la fiducia ma soprattutto capire se c’è dall’altra parte una persona che abbia i requisiti minimi e la voglia per fornire un lavoro di qualità accettabile per noi.

Non c’è purtroppo una formula magica per capire sempre e comunque se stiamo delegando alla persona giusta, ci sono vari elementi però che possono aiutarci.

In caso di dubbio, consiglio sempre una call o un incontro di persona: vedendosi faccia a faccia ma anche solo “a voce” avremo tutta una serie di elementi in più che ci permetteranno di capire se possiamo affidarci o meno a una persona.

Suggerisco a questo proposito di prepararsi uno script di domande o argomenti per evitare di divagare o lasciare qualche dubbio non espresso.

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

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Krisztina FekecsLiberare la mente e lavorare su più attività: il potere della delega | Intervista con Amin El Fadil
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Strategia e competenza, i vantaggi della delega | Intervista con Francesca Taddei

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Questa settimana vi presento Francesca Taddei, specializzata in customer experience. Ci spiegherà come la delega le abbia portato benefici n termini di strategia e competenze. E come sia importante investire sugli altri per la propria attività.

 

Krisztina: Ti presenti con qualche parola?

Francesca Taddei: Sono una consulente specializzata in customer experience, cioè aiuto le persone e le aziende a rendere semplice e felice il loro rapporto con i clienti – con l’obiettivo di lavorare tutti meglio e guadagnare di più. Lo sto facendo da un paio di anni, perché il mio background è aziendale. Ho lavorato all’interno delle aziende con ruoli di responsabilità in ambito commerciale, mercati esteri e customer service/post vendita. Sono anche l’autrice del libro La customer experience. Manuale per migliorare la vita al tuo cliente e a te stesso.

KF: Hai collaborazione esterne nel tuo lavoro di freelance?

FT: In questo momento non ho nessun collaboratore in staff, però conosco molti professionisti che lo stanno facendo e credo che ne siano molto contenti.

KF: Secondo la tua esperienza, anche quella passata aziendale, cosa puoi raccontare sul tema della delega?

FT: Ti racconto volentieri cosa notavo in ambito aziendale. La delega, secondo la mia esperienza, è una delle attività più difficili da portare avanti in azienda. Non lo si vede come un investimento, o come un beneficio, ma spesso come una perdita di tempo. Pensiamo di fare prima se lo facciamo noi, invece di spiegare o insegnare a qualcuno cosa e come farlo. Poi ci dimentichiamo di andare, non dico a controllare cosa fa, ma almeno ad affiancare la persona per spiegarle come andare avanti.

Tutto questo richiede molta energia e tempo, per cui molte figure manageriali hanno difficoltà nell’esercitare la delega. Il tema è diffuso e, certo, dipende da persona a persona. Non farei distinzioni di ruolo, ma di persona. Mi ricordo con simpatia un direttore commerciale che, quando andava in ferie, già il secondo giorno di vacanza chiamava per sapere se tutto andava bene e per controllare.

KF: Secondo te è un problema di fiducia, o di autostima e insicurezza personale, che ci fa sentire costretti a controllare tutto e tutti? Qual è il motivo secondo te?

FT: Il problema parte da un aspetto personale, per cui abbiamo bisogno di controllare quello che succede, generato da un po’ di ansia anche nella vita quotidiana. Parte da questo, dal fatto che ci sia o no l’acquisizione di consapevolezza che certe cose le possiamo lasciare andare o far portare avanti da altri.

KF: Credo che il punto sia anche cosa vuol dire delega, cioè fare per un periodo un investimento e impegnarsi molto sull’addestramento delle persone per poi lasciarle andare del tutto. C’è da  passare questo switch mentale che si può delegare per poi costruirsi una piccola procedura su come procedere con la delega.

FT: Delegare vuol dire che dai fiducia a una persona, credendo che sarà in grado di portare i risultati e mettendo già in conto che non sarà mai come lo fai tu.

A questo punto davanti a te hai la scelta: delego o no? Se non lo fai, rischi di diventare un ostacolo per il tuo business, come un cono di bottiglia: o ci sei tu e le cose vanno avanti, o non ci sei e le cose non proseguono.

E oggigiorno non ci si può permettere questo, di diventare un ostacolo alla crescita della propria attività.

KF: Secondo te quale può essere un punto critico nella gestione della delega?

FT: Certe volte il problema è la chiarezza. Direi che generalmente non siamo abituati a spiegare con chiarezza.

Prima di tutto dobbiamo aver chiaro noi cosa vogliamo, qual è il nostro obiettivo, dove vogliamo arrivare. Dopo di che è facile spiegarlo ad altri. Se io sono chiara su dove voglio andare, cioè da A a B, e poi spiego anche a te perché è importante andare da A a B e ti metto nelle condizioni di farlo, allora il discorso va avanti.

Spesso abbiamo anche difficoltà a dare un feedback sincero e costruttivamente critico, a dire le cose che vanno bene e quelle meno buone.

KF: Il punto forse sta non solo nella comunicazione, ma anche nel maggiore coinvolgimento nella tua attività facendo squadra con te e lavorando meglio per il tuo obiettivo anche con libertà. Dicevi all’inizio che conosci professionisti che lavorano con persone esterne.

FT: Il freelance o il libero professionista all’inizio parte e si prende cura di tutto da solo, un po’ per le limitate risorse economiche e anche per capire meglio i vari aspetti della sua attività.

Non è neanche un male, perché è importante sapere come funzionano le cose, capire come funziona la macchina, acquisire consapevolezza. Ma dopo un po’, a mano a mano che la macchina va più veloce, i casi sono due.

O continui a occuparti tu di tutto, lavorando 24 ore su 24, oppure, se vuoi crescere, inizi a delegare le attività più operative, in cui la tua presenza non porta il valore per cui il datore di lavoro o il cliente ti paga.

Con il beneficio di avere più energia per ciò che è davvero importante, lavorare di più sulla strategia, liberarti dalla pura operatività, guadagnando così anche più tempo per la tua vita personale.

KF: Tra i tuoi contatti hai percepito che ci siano stati problemi di fiducia a coinvolgere altri collaboratori?

FT: No, direi che i freelance, in genere, avendo un’età abbastanza giovane e un pensiero snello e dinamico, sono più interessati a vedere i vantaggi che a essere resistenti al cambiamento e alla collaborazione.

Sono abbastanza lontani dalla mentalità aziendale dove si cresce di più con il timore di dire e di comunicare a qualcun altro ciò che si sa. Sono realtà che vogliono crescere anche con l’aiuto altrui altrimenti sanno che non ce la faranno.

KF: L’esperienza normalmente è positiva oppure si deve tentare diverse volte per trovare il collaboratore?

FT: Credo che un aspetto importante sia la riservatezza: più si cresce come business, più si ha bisogno di trovare una persona riservata, che lavora in ambienti diversi o che ha una certa seniority ed esperienza, e di cui si apprezza anche il background diverso.

Avere l’opportunità di lavorare con una persona che ha lavorato in un’azienda strutturata è un valore aggiunto perché porta competenze nuove.

Il primo vantaggio è di ragionare al livello strategico.

Il secondo vantaggio è quello appunto di portarsi in casa delle competenze. Invece di frequentare un corso, per esempio, hai un collaboratore con cui puoi ampliare le tue conoscenze su temi di business a te meno noti.

KF: Dal tuo passato aziendale ti viene in mente un consiglio su come si può delegare?

FT: Il consiglio che mi sentirei di dare è quello di definire un progetto specifico da affidare, sia in termini di tempo sia di attività, misurabile e concreto. A maggior ragione se è la prima volta che delego, ho bisogno di farlo con una persona con cui sono in sintonia.

In fine dei conti, se ci pensi, non è molto diverso dalla selezione che faccio a un collaboratore che devo tenere accanto a me in ufficio. Ci deve essere sintonia, fiducia, ci devono essere competenze e poi una fase di test.

KF: Di solito si cerca qualcuno che sia allineato con i nostri valori, cosa ne pensi?

FT: Sì, è vero. Per me ad esempio è molto importante avere una persona che rispetti le scadenze, ho difficoltà a collaborare con chi non le rispetta. Programmo molto e non lavoro in emergenza, portandomi avanti per step intermedi che ho bisogno che vengano rispettati anche dall’altra persona. Questo è un aspetto dei miei collaboratori a cui ho sempre prestato attenzione quando lavoravo in azienda.

Un altro aspetto importante è la proattività della persona che ho vicino, che non esegue e basta, cioè ho bisogno di avere accanto una persona ”pensante” a cui posso affidarmi, propositiva, con cui costruire insieme l’obiettivo.

KF: Secondo te questo tipo di  team funziona meglio in un’azienda strutturata o in un’esperienza come freelance/libero professionista?

FT: Talvolta nelle aziende più grandi l’obiettivo delle persone che ci lavorano è quello di guardare più a se stessi e ai propri obiettivi, soprattutto se la cultura del lavoro in team non è radicata.

Mentre per un freelance c’è un aspetto di rischio più alto tutti i giorni, per cui ha maggiore interesse a lavorare in team, c’è maggiore propensione.

KF: Tu in generale cosa pensi della fiducia, sia in modalità virtuale che fisicamente con te in ufficio?

FT: La fiducia la si costruisce insieme, lo sto vedendo con i miei clienti, la si costruisce reciprocamente. Io vedo la consulenza in un modo poco “italiano”, non come un tipo di rapporto fornitore/cliente.

Mi vedo come un partner e lavoro per raggiungere gli obiettivi del cliente che diventano i miei. Quindi parlo francamente da subito, voglio capire quali sono i loro obiettivi, definendoli anche insieme; mi sento proprio un partner. Poi la fiducia so che me la devo guadagnare, come anche loro lo devono fare con me.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che inizia a sperimentare la delega?

FT: Consiglierei una fase test con tempi, obiettivi e fasi intermedie definiti dove il rischio di flop, di insuccesso, è calcolato e previsto, in modo da avere la possibilità di conoscersi e di costruire la relazione insieme – spiegando sempre bene quali sono le aspettative.

Poi, dopo la fase test, consiglierei di fare un bilancio, correggendo i punti critici, e interrompendo la collaborazione se il bilancio non risulta per nulla soddisfacente, oppure proseguendola se è positivo.

KF: Un altro aspetto importante è la comunicazione con chi lavora con te e per te. Cosa ne pensi?

FT: Sì, assolutamente. Ti faccio un esempio. Mi è capitato di appoggiarmi a un servizio web per il sito di un cliente. A un certo punto tutto è andato in tilt, compresi la ricezione e l’invio delle email. Ho provato a contattare i vari numeri di telefono dell’agenzia, finché mi ha risposto una persona dell’amministrazione che però non era in grado di passarmi il tecnico che cercavo. Da come parlava al telefono e dalle comunicazioni scritte che ho ricevuto successivamente ho capito che si trattava di una collaboratrice esterna, sembrava che fossero addirittura due aziende diverse!

Ecco, quello che consiglierei a chiunque decida di appoggiarsi a un professionista esterno è di curare non solo la comunicazione interna (tra lui e il suo collaboratore), ma anche – e forse soprattutto – quella con il cliente.

Per il cliente fanno entrambi parte della stessa struttura e quindi si aspetta di vivere la stessa (speriamo positiva) esperienza.

 

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Krisztina FekecsStrategia e competenza, i vantaggi della delega | Intervista con Francesca Taddei
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Come la delega ti cambia la vita | Intervista con Anh Thu Nguyen

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Questa settimana vi presento Anh Thu Nguyen, consulente e coach sulla crescita personale a costruirsi un’attività online, trovare clienti e portare il cambiamento nella vita degli altri. Ci spiega come la delega le abbia cambiato la vita. Un investimento per il suo futuro e per la crescita della sua attività stessa.

 

Krisztina: Ti presenti con qualche parola?

Anh Thu Nguyen: Sono Anh Thu Nguyen success strategist & digital business coach. Nata e cresciuta nella Svizzera italiana, dopo aver ottenuto la Laurea in Informatica, mi rendo ben presto conto che una carriera esclusivamente incentrata sull’informatica non mi avrebbe mai soddisfatta pienamente. Ottengo in seguito una Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione, con indirizzo Formazione. Nel 2014 mi sono trasferita a Singapore per reinventare la mia vita e dare nuovo slancio alla mia carriera professionale, utilizzando le mie competenze interdisciplinari per aiutare donne coach, consulenti, counselor e altre professioniste della crescita personale a costruirsi un’attività online, trovare clienti e portare il cambiamento nella vita degli altri.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

ATN: Mi occupo di formazione da anni, in Svizzera ancora come dipendente, poi dopo il trasferimento a Singapore ho avviato la mia attività di Coaching tenendo prevalentemente corsi in aula.

Da settembre 2015 ho portato la mia attività online e da aprile di 2016 invece ho dato vita al nuovo sito che si rivolge esclusivamente a un pubblico di coach italiane e al femminile, e lo scorso dicembre ho avviato Smartwomen Business School . Seguo con grande piacere la mia Comunity nel gruppo Facebook Smartwomen Lean in Circle.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua gestione?

ATN: La gestione online di un’attività necessita di competenze diverse, presto ho capito che per avere abbastanza tempo per la creazione e preparazione dei corsi nonché per seguire i clienti di coaching avrei avuto bisogno di qualche supporto. Altrimenti, avrei investito tutto il tempo a fare marketing, senza più averne per occuparmi per davvero dei miei clienti.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

ATN: Leggendo delle attività dei coach americani ho scoperto che tutti – giustamente – hanno il proprio assistente. Ho capito l’importanza della delega anche perché sentivo sempre più pressante il peso delle attività che per me prendevano troppo tempo e energia.

KF: Come ti sentivi?

ATN: Ho affrontato la delega come uno switch mentale, e lo ho voluto subito mettere in pratica.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettica o fiduciosa?

ATN: Mi piaceva trovare una persona che potesse rappresentare i miei valori, ma fondamentalmente ero fiduciosa.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

ATN: La scrittura dei miei articoli per il blog. Ma mi sono rapidamente accorta che non era un task da delegare. Trovare una persona che possa scrivere per te è davvero difficile, perché con tutta la buona volontà e l’impegno che può metterci una persona esterna non potrà mai esprimere le cose come le vorrei io, o pensare con la mia testa.

Oltretutto mi sono accorta che attraverso la mia scrittura riesco a comunicare la mia personalità ai lettori e creare con loro un legame di fiducia, quindi ancor più si tratta di un task che non posso delegare a qualcun altro. Ho rianalizzato le mie attività e ho evidenziato quelle che mi prendono più tempo ma anche più facilmente delegabili.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

ATN: Dopo la prima esperienza volevo essere più preparata, mi sono iscritta alla piattaforma Upwork, e ho preparato delle domande ben pensate per selezionare la persona giusta per me.

Con il tempo però può essere che devi trovare canali diversi per la ricerca dei collaboratori. Una piattaforma come Upwork ti permette di poter visionare tanti profili ma rischi anche di ricevere candidature di persone che in realtà non sanno davvero fare il lavoro per cui cerchi. Consultando i singoli siti dei professionisti invece hai più possibilità di capire la persona e i valori che rappresenta.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

ATN: Dopo il primo tentativo di delega ho capito che le attività da delegare sono quelle che può fare anche qualcun altro senza che sia richiesta la mia expertise specifica. Quindi tutto ciò che per esempio è ripetitivo (cercare immagini, pubblicare sui socials, ecc.), oppure ciò che posso facilmente insegnare qualcun altro a farlo al posto mio.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

ATN: E’ da tempo che uso Asana, che mi permette di creare dei miei processi, sia per la pianificazione delle mie attività, ma anche per poter delegare i singoli task. E’ un ottimo tool anche per la comunicazione nella collaborazione virtuale.

KF: E’ stata un’esperienza positiva?

ATN: La scrittura degli articoli per me non era da delegare, mentre sono riuscita a evidenziare altre attività, come la gestione delle newsletters e del social media marketing, da delegare con successo.

KF: Se sì, qual è era la prossima attività da delegare?

ATN: Il montaggio dei video di Smartwomen Business School, perché per fare un buon lavoro c’ho messo tantissimo tempo. Sono per la delega graduale, che mi permette di conoscere meglio la persona con cui collaboro. In ogni caso ci sono sempre delle nuove attività da delegare e anch’io nel tempo imparo a delegare meglio.

KF: Se no, hai riprovato con altre attività/persone e semplicemente hai rinunciato?

ATN: No, non ho mai pensato di rinunciare. Per me era come una scommessa, un investimento per il mio futuro e per la crescita della mia attività stessa.

KF: Che bilancio hai fatto dopo il primo anno di delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

ATN: Mi ha completamente cambiato la vita, ho iniziato un percorso che vorrei aumentare ancora di più. Il tempo che liberiamo però deve essere impiegato per attività ad alta produttività.

KF: Sei riuscita a stabilire una procedura per la delega?

ATN: Preferisco fare le mie ricerche e non appoggiarmi sulle ormai numerose piattaforme. Poi in Asana ho descritto la maggior parte delle procedure che riguardano la mia attività, quindi mi è sufficiente spiegare alla persone che cosa deve fare e mostrarle le “istruzioni”.

KF: Come scegli la persona?

ATN: Analizzo la sua presenza online, faccio una video call e poi un periodo di prova.

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

ATN: Che la persona sia formata e precisa. Ho bisogno di potermi fidare quasi ciecamente, così da non dover perdere ulteriore tempo per controllare se le cose sono state fatte correttamente.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

ATN: Ho capito che se voglio avere un’attività che mi dia la libertà e la possibilità di vivere una vita che vorrei, devo creare una struttura che funzioni anche senza di me.

Sembra strano dirlo, eppure se la mia presenza è necessaria il 100% del tempo, significa che non potrò mai crescere la mia attività, perché come ogni essere umano ho solo 24 ore al giorno quindi ad un certo punto diventa umanamente impossibile fare tutto.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

ATN: Inizialmente mi ero affidata a Upwork perché credevo che i costi fossero minori. In effetti ho visto delle offerte veramente a buon mercato.

Tuttavia mi sono accorta che è necessario sempre valutare bene il costo e i risultati, poiché in alcuni casi pagare un po’ di più può corrispondere a una migliore qualità, e quindi anche un bel risparmio di tempo perché non devo più rimetterci io le mani a correggere, ecc..

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

ATN: Scegliere bene le attività da delegare, partire in modo graduale, comunicare bene le tue esigenze, e lasciare perdere il controllo totale. Controllare tutto e sempre diventa poi una perdita di tempo inutile.

Chiaramente serve costruire la fiducia, serve l’osservazione all’inizio, ma poi bisogna abbandonare la voglia di perfezionismo e dedicarci alle attività che danno più piacere.

KF: Qual’è per te un punto critico della collaborazione?

ATN: La comunicazione è molto importante, non puoi pretendere che una persona estranea intuisca le tue idee. Comunicare bene le tue esigenze e la tua mission non è così banale, serve tanto impegno per poter costruire una collaborazione che con tempo dia il suo frutto.

 

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Krisztina FekecsCome la delega ti cambia la vita | Intervista con Anh Thu Nguyen
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La comunicazione chiara e sintetica nella delega | Intervista con Anna Colagè

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Questa settimana vi presento Anna Colagè, content editor di scrittura online. Ci spiega come una comunicazione chiara e sintetica delle istruzioni sia efficace nella pratica della delega.

 

Krisztina: Ti presenti con qualche parola?

Anna Colagè: Mi chiamo Anna Colagè e vivo nella bella Verona con mio marito Paolo, mio figlio Luca e la gatta Cleo. Svolgo l’attività di web content editor e content strategist, ovvero progetto, redigo, diffondo e gestisco nel tempo i contenuti scritti per il web avvalendomi dei principi della content strategy, delle tecniche di content marketing e delle regole della seo.

Mi rivolgo principalmente a liberi professionisti che operano sul web che non hanno sufficiente tempo e preparazione specifica per dedicarsi alla scrittura online. Collaboro inoltre con web agency italiane, che hanno bisogno di una persona che si occupi della parte di contenuti, e con e-commerce tedeschi che desiderano personalizzare per il mercato italiano i testi relativi ai loro prodotti.

Scrivere è un’attività meravigliosa ma la scrittura per il web richiede una base culturale tradizionale aggiornata e adattata alle dinamiche del mondo online, un’accorta pianificazione e un’attenzione particolare al cliente finale (non al prodotto, almeno nelle prime fasi!) e agli obiettivi prefissati. Ora come non mai c’è bisogno di professionisti dedicati: non ci si può improvvisare scrittori per il web pensando che basti solo saper scrivere.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

AC: Da quando un’azienda tedesca in cui lavoravo nel 2012 ha deciso di ritirarsi dal mercato italiano: ho fatto il punto della mia situazione lavorativa e deciso di recuperare un’esperienza in una multinazionale inglese come web content writer nel 2006 e precedenti esperienze come web writer nel lontano 2000.

All’epoca internet era agli albori, i cellulari erano grandi come scatolette e non esistevano i social network. Mi sono allora rimboccata le maniche e mi sono aggiornata frequentando dei corsi di scrittura per il web, seo, social media e leggendo libri americani sulla content strategy e sul content marketing.

La formazione è tuttora una parte molto importante della mia attività. Ho ideato da sola il mio primo sito (ancora con Dreamweaver!), poi sono passata a un servizio online piuttosto basico e scarno e poco tempo dopo ho creato il mio primo blog che è tuttora online. Infine mi sono avvicinata a WordPress con il quale ho progettato il sito attuale.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

AC: Lavorando da sola non ho una struttura di collaboratori. Curo da sola gli aggiornamenti del sito, la mia presenza online, la promozione dei miei servizi e le pratiche burocratiche collegate.

Ho però scritto un e-book, che parla di come funziona il web e il web marketing dalla prospettiva di chi ci lavora e di chi ne ha colto le opportunità, in cui mi sono avvalsa dei contributi di 17 persone e del supporto di un paio di esperti che ho coordinato per la sua realizzazione: un’esperienza molto bella e intensa. Anche perché il libro è uscito pochi giorni prima della nascita del mio bimbo!

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

AC: Stavo seguendo un webinar sulla gestione del tempo in cui il libero professionista intervistato parlava della delega. Un concetto che già conoscevo, ma non avevo mai pensato di attuare.

In effetti, ero parecchio oberata di lavoro in quel periodo e volevo assolutamente evadere delle attività (l’aggiornamento del nuovo sito in particolare) ma avevo qualche limite tecnico. D’altronde non si può conoscere tutto!

KF: Come ti sentivi?

AC: Diciamo che sentivo l’onda che mi stava per travolgere: hai presente quella perfetta che invece i surfisti cercano? Tante cose da fare e, soprattutto, la più importante da evadere.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettica o fiduciosa?

AC: Non nascondo lo scetticismo iniziale, ma per mia indole so che talvolta occorre correre dei rischi calcolati e quindi mi sono buttata. Fatti due conti con il budget, ho deciso di affidarmi a una piattaforma di scambio domanda /offerta lavoro come Fiverr e mi sono rivolta a un’agenzia indiana per l’aggiornamento del mio sito.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

AC: Ho pensato di delegare loro solo una parte tecnica che per me risultava più complicata. Il resto l’avrei sistemato io man mano.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

AC: Non avevo un piano specifico.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

AC: Era una sezione del sito che richiedeva una conoscenza tecnica che non avevo il tempo di colmare.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

AC: In questa esperienza ho capito ancora di più l’importanza di scrivere chiaro, semplice e sintetico quando si devono dare delle istruzioni, soprattutto quando si dialoga in una lingua come l’inglese.

Se aggiungo anche la variabile culturale, ancora di più. Scrivere mail lunghe per spiegare cosa desideravo non è stato produttivo, occorreva essere più schematici, al limite dello scolastico.

KF: È stata un’esperienza positiva?

AC: Alla fine sono stata soddisfatta, il risultato è stato buono, ma il traffico di email che ci siamo scritti è stato in qualche occasione snervante: dovevo controllare che ogni singola cosa che avevo scritto venisse realizzata e spesso capitava che se ne dimenticassero qualcuna.

KF: Se no, hai riprovato con altre attività/persone e semplicemente hai rinunciato?

AC: Non credo di volermi rivolgere ancora ad agenzie indiane anche se il risultato è stato buono. La comunicazione dev’essere snella e, soprattutto, chi viene delegato per una mansione deve leggere bene le istruzioni, altrimenti è un continuo riprenderle e si procede a rilento.

Qualche tempo dopo ho delegato la realizzazione della copertina dell’e-book sempre su Fiverr e in questo caso sono stata più soddisfatta: in pochi giorni avevo ricevuto la copertina desiderata.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

AC: Non avendo avuto fretta, direi che il bilancio è stato comunque positivo. Lavoro svolto bene, a un prezzo equo e in un tempo soddisfacente.

KF: Sei riuscita a stabilire una procedura per la delega?

AC: No, ancora no. Ma in futuro potrei avvalermi di Trello o Asana per gestire la collaborazione, oltre al collaudato e tradizionale foglio di excel, specificando bene i singoli step da seguire.

KF: Come scegli la persona?

AC: Se ho bisogno di un esperto di WordPress, per esempio, vado a cercare alcuni professionisti nelle piattaforme online che fanno incontrare domanda e offerta, ne contatto più di uno, verifico i tempi di risposta (perché anche questi sono importanti!) e leggo le recensioni.

Poi controllo anche i siti stessi che hanno realizzato e cerco di capire se hanno seguito i desideri del cliente (se è un sito mobile friendly com’è la resa sui vari dispositivi mobili?). Per la copertina dell’ebook, ho guardato più allo stile che mi poteva piacere e al layout: alla fine ne ho ingaggiati due (a un prezzo ragionevole) e fatto realizzare due copertine: ho lasciato poi scegliere a una cerchia di contatti e alle persone coinvolte nell’e-book, tramite un sondaggio, e ho ottenuto la copertina vincitrice.

KF: Qual è la caratteristica più importante per te?

AC: La comprensione delle mie esigenze. Spesso noto che le persone non leggono, anzi scorrono il testo lasciando indietro passaggi, dettagli o, peggio, cose importanti. Questo lo noto anche nel normale scambio di email quotidiano.

Nel caso delle deleghe, in cui per abitudine io scrivo tutto (a mio avviso è fondamentale per avere traccia degli accordi e dello svolgimento del progetto) e spesso ci si trova distanti, è molto importante che il delegato legga bene e, se non capisce, chieda. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia, si dice no? Una telefonata o una Skype call per dissipare ulteriori dubbi è sempre, tuttavia, la benvenuta.

Se posso aggiungere un altro aspetto per importante: il fatto di informare se ci sono difficoltà nel rispettare i tempi di consegna. Può succedere, però bisogna avvertire per tempo.

Inoltre da come e cosa la persona prescelta scrive, al di là della sua attitudine alla scrittura, capisco anche la sua modalità di lavoro e intuisco qualche aspetto della sua personalità.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

AC: Nel lavoro quotidiano mi ha alleggerito la mente e lo spirito sapere che c’era qualcuno che si stava occupando di un’attività per me importante ma che per qualche motivo non riuscivo a svolgere.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

AC: Sicuramente all’inizio dell’esperienza con gli indiani scriverei mail più sintetiche.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

AC: Di provare! Come dicevo prima, non si può essere degli esperti in ogni campo ed è necessario ammettere che alcune volte occorre affidarsi a chi ne sa più di noi. Poi bisogna essere onesti con se stessi e accettare semplicemente il fatto che ci sono dei momenti in cui non si può fare tutto: diventa quindi importante sgravarsi di alcune attività.

KF: Qual’ è stato un punto critico della collaborazione?

AC: Come spiegavo prima, il fatto che gli indiani non leggessero con attenzione le mie indicazioni.

KF: Cosa ne pensi della fiducia?

AC: È un concetto che mi piace molto ma che si sperimenta solo con la pratica. Avere fiducia di una persona che sai che svolgerà i compiti delegati come desideri e magari ci mette anche del suo, facendo proposte e impegnandosi, ti consente di lavorare con piacere. Si crea un feeling che fa superare ogni eventuale difficoltà.

Puoi leggere recensioni meravigliose, avere delle raccomandazioni di collaboratori fantastici, ma nei fatti tutti i nodi vengono al pettine. Lo scopri solo durante la collaborazione, ma, a mio avviso vale la pena di provare. Se poi qualcosa va storto, fa parte del gioco (il rischio calcolato di cui parlavo prima) e allora si cerca un’altra persona che ti affianchi.

 

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Krisztina FekecsLa comunicazione chiara e sintetica nella delega | Intervista con Anna Colagè
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L’importanza di avere un team | Intervista con Simone Serni

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Questa settimana vi presento Simone Serni di socialmediamktg.it. Ci spiega come per lavorare su tanti fronti e ottenere buoni risultati serva un team di collaboratori delegati.

 

Krisztina: Ti presenti con qualche parola Simone?

Simone Serni: Svolgo l’attività di Marketing Manager da oltre 12 anni, negli ultimi 5 anni per un’importante azienda Bolognese leader di mercato nel settore “Identificazione automatica e Mobile Computing”.

Inoltre, dal 2013 ho iniziato a svolgere attività di consulenza manageriale per le PMI, corsi e workshop dedicati in particolar modo alle nuove tematiche di Digital & Social Media Marketing. Ho dato vita a Social Media Marketing Italia, nato come un semplice portale raccoglitore di “richieste d’aiuto” (provenienti da persone fisiche e PMI), sviluppatosi poi in un team di professionisti, ognuno specializzato in particolari ambiti riguardanti il Marketing e la Comunicazione.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

SS: Parlando della mia esperienza lavorativa (12 anni svolti in 2 aziende) come Marketing Manager, ricordo bene come dieci anni fa l’approccio al Marketing da parte delle PMI fosse seriamente incompleto. Non esisteva una vera e propria alfabetizzazione riguardo  a: pianificazione attività, ricerca, analisi mercato, controllo. Ogni scelta, da parte del Presidente dell’azienda veniva presa molto “di pancia” e in base a parametri completamente irrazionali: fiuto negli affari.

Il ruolo di Marketing Manager non è stato semplice, soprattutto perché in azienda ero il solo ad aver un background “marketing e comunicazione” e le persone inserite nel team marketing sono cambiate nel tempo e con background non specifico. L’elemento di maggiore importanza in questo contesto era: creare una squadra coesa e fedele.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

SS: Delegare non è semplice. E’ molto più complicato di quello che si potrebbe immaginare. Perché? Perché in gioco c’è il tuo nome e la fiducia che l’azienda/il Presidente ha dato a te (solo a te). E’ ovvio, dipende molto dal tipo di attività che devi delegare, ma scegliere un collega a svolgere attività “strategiche” precedentemente tue, serve molta fiducia. La prima volta ho delegato piccole attività di: analisi e creazione di campagne email marketing.

KF: Come ti sentivi?

SS: Ero fiducioso. Inoltre, nei primi passi della delega è importante dare totale appoggio. E’ sufficiente dire: per qualsiasi dubbio non preoccuparti di disturbarmi. Il primo giorno i dubbi possono essere dieci, ma già il secondo giorno sono appena uno o due.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettico o fiducioso?

SS: Sono stato fiducioso, per due motivi determinanti:

  • Ho vissuto questo passaggio personalmente 14 anni fa (ci fu qualcuno che ebbe fiducia in me)
  • Per lavorare su tanti fronti e ottenere buoni risultati serve un team

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

SS: Il piano riguardava un’attività che reputavo perfetta per il mio collaboratore e due momenti di approvazione dell’operato, in modo da non farlo sentire completamente lasciato allo sbaraglio.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

SS: In base alle capacità del collaboratore. Aveva abilità in quell’ambito e nutriva forte interesse.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

SS: Ho parlato con lui presentando l’attività che doveva essere svolta. Gli ho comunicato che secondo me lui era la persona giusta che poteva svolgere al meglio il lavoro e gli ho chiesto il suo parere.

KF: Era un’esperienza positiva?

SS: Sì, ci avevo visto giusto.

KF: Se sì, qual è stata la successiva attività da delegare?

SS: Il secondo tipo di delega è stata sempre nello stesso ambito di lavoro ma con alcune difficoltà in più, sia nello svolgimento ma soprattutto nell’organizzazione del lavoro con altri due elementi del team.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

SS: La delega ha ampiamente facilitato e velocizzato il risultato. Probabilmente in termini di tempo ha dimezzato i giorni di realizzazione/completamento.

KF: Sei riuscito a stabilire una procedura per la delega?

SS: Individuazione del collaboratore giusto e colloquio con lui /lei

KF: Come scegli la persona?

SS: Abilità e interesse mostrato nell’ambito di quelle attività

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

SS: Passione e umiltà

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

SS:  Sono riuscito a svolgere un maggior numero di attività/lavori, a volte, anche in 1 solo giorno (grazie a 2 o 3 collaboratori)

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

SS: Scegliere il giusto collaboratore e motivarlo. La prima volta è meglio che svolga un’attività “nelle sue corde” (che sente vicina alle sue possibilità e interessi lavorativi).

KF: Cosa pensi della fiducia?

SS: La fiducia è necessaria. Senza fiducia non è possibile creare alcun tipo di rapporto, sia lavorativo che sentimentale.

KF: Quale è stato un punto critico della collaborazione?

SS: Il punto più critico della collaborazione, forse, è l’indipendenza, che può sfociare in egoismo e arrivismo. Spiego meglio: finché i collaboratori si sentono in crescita e hanno necessità di suggerimenti, il leader ha pieno controllo di loro.

Nel momento in cui essi iniziano a sentirsi autonomi (in base ai diversi caratteri personali) possono iniziare anche a minare il team di lavoro, con egoismo e lotta di potere. Ma anche tutto questo è umano e può essere gestito.

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

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Krisztina FekecsL’importanza di avere un team | Intervista con Simone Serni
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La condivisione dei valori nella delega | Intervista con Barbara Boaglio

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Delegare è difficile, delegare bene è veramente impegnativa. Ma la condivisione degli obiettivi fa la differenza. Delega pensando al risultato che otterrai! Questa settimana ho intervistato una persona che ha affrontato questo passaggio con grande consapevolezza, Barbara Boaglio, che ci spiega l’importanza della condivisone dei valori e degli obiettivi.

 

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti con qualche parola?

Barbara Boaglio: Sono Barbara Boaglio, torinese di nascita, monferrina da due anni e prossimamente toscana.

Vivo su una collina del Monferrato insieme a mio marito, che è un artista teatrale, due cane (nel senso di femmine) siciliane e adottate e una gatta che guarda tutti noi dall’alto in basso. Ho iniziato a lavorare presto, mi sono laureata lavorando e a un certo punto ho deciso di cambiare la mia vita per dedicarmi a ciò che amo fare.

Aiuto professionisti e imprenditori a ottenere il successo e a realizzare i loro sogni fatti di aziende sane, economicamente sostenibili e in grado di soddisfare le aspettative lavorative e personali dei titolari e dei dipendenti. Attraverso la gestione ottimale delle connessioni professionali rilevanti e la costruzione di una rete di relazioni solida e duratura, i miei clienti ritrovano il tempo da dedicare alla propria sfera privata e alle loro passioni.

Credo profondamente che nella nostra società la vera qualità della vita sia nell’equilibrio tra fare il lavoro che amiamo e goderne i frutti vivendo una dimensione privata soddisfacente.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

BB: Sono dieci anni che mi occupo di marketing relazionale e che lavoro con gli imprenditori. All’inizio di quest’anno ho lanciato il mio blog.

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

BB: Fino al 2014 ho lavorato con una struttura e poi ho deciso di staccarmi e lavorare in una sede distaccata. L’ho fatto perché avevo bisogno di ricavare il mio spazio e di migliorare la qualità della mia vita.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

BB: In realtà io ho iniziato come imprenditrice a 19 anni, quindi un bel po’ di anni fa, e subito ho compreso che mi sarebbe stato impossibile fare tutto da sola. Ti voglio parlare di come ho modificato la mia vita a partire dal 2015 perché le esperienze che ho avuto in giovane età ormai appartengono al secolo scorso!

Lasciare l’ufficio che avevo con i miei soci ha implicato la necessità di delegare alcuni aspetti di cui mi occupavo quando ero in sede. All’inizio ero preoccupata e poi, complice anche un periodo di difficoltà con le persone con cui stavo lavorando, ho imparato a prendere le distanze e a permettere alle persone di sperimentare.

Ho affrontato in modo completamente diverso la mia presenza sui social. Ho scelto due persone che se ne occupassero, una per i social e una per il blog e ho lavorato con loro.

KF: Come ti sentivi?

BB: Contenta poiché loro hanno competenze che non mi appartengono, curiosa perché cerco di capire i meccanismi e la “teoria”. Sono poco interessata a comprendere i tecnicismi di un blog o di Facebook, mi piace capire la strategia, poi lascio a loro la realizzazione.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettica o fiduciosa?

BB: Da un lato so di affidarmi a delle professioniste, dall’altro ho un’idea in testa di cosa voglio per la mia comunicazione e quindi, pur essendo io una persona che ha fiducia negli altri, mi piace prima avere un confronto che mi assicuri che ci sia modo di coordinare le mie necessità e la possibilità tecnica di realizzarle.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

BB: Ti faccio l’esempio della mia landing page.

Valentina Vandilli è la persona che mi ha seguito su questa parte del progetto. Lei è brava dal punto di vista tecnico, io mi sto approcciando in modo originale al mio progetto digitale perché seguo una strategia che voglio sia costruita su di me. Sono spesso alla ricerca dell’equilibrio tra l’aspetto tecnico (leggibilità su mobile, fruibilità del prodotto) e il mio essere fuori dagli schemi. Abbiamo lavorato a stretto contatto, all’inizio, perché lei potesse comprendere in quale modo io volevo comunicare.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

BB: Sono stata avvantaggiata perché il piano lo aveva lei e mi ha guidato nelle fasi che le hanno permesso di avere tutte le informazioni necessarie.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

BB: Nel momento in cui ho deciso di andare on line ho provato a interessarmi di un mondo che mi era sconosciuto. Dopo i primi approcci ho compreso che se avessi dedicato il mio tempo a costruire la mia competenza, avrei sottratto energie ad altri progetti per me molto più interessanti. Per fortuna conoscevo già Valentina che aveva fatto con me un percorso e quindi mi sono rivolta a lei.

KF: Come hai gestito la comunicazione?

BB: Abbiamo lavorato un paio di mesi alla creazione del progetto. Ci sono stati momenti di difficoltà in quanto a volte è difficile esprimere un concetto che va applicato in un mondo di cui conosci poco le regole.

KF: E’ stata un’esperienza positiva?

BB: È stata un’esperienza molto positiva, in fase di realizzazione e che miglioriamo di giorno in giorno.

KF: Se sì, quale sarà la prossima attività da delegare?

BB: L’attività che delegherò a breve è l’aspetto contabile. Inizierò a breve a viaggiare parecchio tra la Lombardia e la Toscana e voglio tenermi il tempo per incontrare le persone, invece di fare i conti. Allo stesso momento poter avere sotto mano una situazione sempre aggiornata è fondamentale.

KF: Se no, hai riprovato con altre attività/persone e semplicemente hai rinunciato?

BB: Trovare la persona giusta è complicato. Per l’attività contabile ancora non ho identificato la persona giusta, credo che farò una prova a breve e poi deciderò.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

BB: Delegare a una professionista è ovviamente differente dal delegare a qualcuno a cui devi insegnare. La vera differenza la fa la condivisione dell’obiettivo. Far comprendere come quell’attività si inserisca nel quadro generale, quale impatto avrà sul lungo periodo.

KF: Sei riuscita a stabilire una procedura per la delega? Come scegli la persona? Quale è la caratteristica più importante per te?

BB: Con il tempo ho imparato a smettere di cercare qualcuno per fare qualcosa. Sono passata al scegliere qualcuno che condivide i miei principi e ha interesse a portare a termine un compito.

Per me è anche importante comprendere cosa c’è per lui/lei di valore in ciò che farà. Se riesco ad andare incontro al suo quadro generale, so che avrà più passione nel supportare il mio.

KF: La delega come ti ha cambiato la vita e la tua attività?

BB: Mi ha permesso di dedicarmi a ciò che mi piace e in cui il mio impegno fa la differenza. Guarda anche adesso nella gestione del mio blog www.barbaraboaglio.it. Ho qualcuno che si occupa di pubblicare i post, abbinare le immagini e pubblicare anche su Facebook.

Io così posso concentrarmi sulla scrittura, attività che amo, e lavorare con i miei clienti alla realizzazione dei loro obiettivi.

KF: C’è un dettaglio che gestiresti diversamente se potessi tornare indietro?

BB: Sinceramente credo che il passato sia passato. Guardo avanti e faccio tesoro di ogni esperienza per agire in modo migliore.

Il prossimo collaboratore sarà una persona che condivide i miei valori e che comprende quale differenza io voglio fare nella vita degli imprenditori e professionisti con cui collaboro. Sarà anche qualcuno che io posso aiutare a raggiungere un suo obiettivo.

KF: Cosa consiglieresti a una persona che sta valutando di iniziare a sperimentare la delega?

BB: Delegare è un’attività che impegna. Come molte altre attività, la si affronta con uno spirito diverso quando si pensa al risultato che questo produrrà. Il mio consiglio è che, nei momenti di difficoltà, ci si ricordi come potremo utilizzare il tempo che si libererà quando l’attività sarà delegata.

KF: Cosa pensi della fiducia?

BB: Che senza non si possa vivere. Ovviamente bisogna comprendere se la persona che hai davanti sia degna di fiducia. Se affronti il mondo considerando che tutti siano contro di te, credo che diventerà veramente difficile affrontare la delega. E anche la vita.

KF: Quale era il punto critico della collaborazione?

BB: Il punto critico è sempre lo stesso: tu hai in testa un progetto, una grande cattedrale. Alle persone che lavorano per te spieghi che il muro di mattoni deve essere tirato su a piombo. Loro vedono solo quella parte e, tutto sommato, magari pensano che sia stupido costruire un muro lì.

Per concludere posso condividere la vera svolta della mia vita è stata leggere un libro “4 ore la settimana” di Timothy (Tim) Ferris. Lo lessi all’inizio del 2015. Un libro dissacrante, fuori dalle righe, con alcuni suggerimenti borderline e che mai metterei in pratica dall’inizio alla fine. Eppure mi ha fatto pensare alla delega in un modo completamente diverso. Ve lo consiglio.

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

Vai al TEST per capire quante ore e, prima di tutto, quanti soldi potresti guadagnare delegando delle attività.

 

 

Krisztina FekecsLa condivisione dei valori nella delega | Intervista con Barbara Boaglio
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L’arte della delega | Intervista con Carina Fisicaro

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Per la maggior parte dei professionisti arrivare al punto di dover delegare è un momento importante e impegnativo. Vuol dire che l’attività sta crescendo quindi non si può portare avanti tutte le attività da soli.

Qual’è il momento giusto per iniziare a delegare? Sicuramente non quello quando si è già troppo saturi e si è arrivati al proprio limite.

In realtà la delega inizia molto prima, con l’affrontare il passaggio  – in certi casi molto sofferto – di far entrare altre persone nel proprio business, con la preparazione di una procedura sulle attività da delegare, e con la ricerca di persone.

Quando si arriva a dover o voler delegare, si dovrebbe quindi essere pronti a delegare con SUCCESSO.

Gli esempi e l’esperienza di persone di successo, di quelle che hanno già affrontato questo passaggio difficile, penso che possa essere molto utile a tutti quelli che desiderano costruire e far crescere il proprio business online ma non solo.

Con questa prima puntata do via a una serie di interviste che cercano di approfondire al meglio l’arte della DELEGA.

La prima intervista è stata fatta con una donna energica e dinamica che lavora per ispirare le donne a vivere al meglio il proprio tempo!

 

Krisztina Fekecs: Ti presenti brevemente?

Carina Fisicaro: Sono Carina Fisicaro, 43 anni, di Buenos Aires, Argentina ma da più di 20 anni residente in Italia a Porto Recanati. Compagna di Romano, mamma di Carlotta e nonna di Sofia e di Amelia.

Come lavoro faccio la Ricercatrice e Life e Business Coach per le donne; ossia attraverso percorsi di consapevolezza e crescita personale aiuto le donne a migliorarsi, a trovare soluzioni a problematiche che si trovano ad affrontare e a raggiungere obiettivi prefissati sia nell’ambito lavorativo che quotidiano (famiglia, figli, amicizie).

Svolgo questa professione perché credo profondamente nel potenziale femminile e nella capacità che solo le donne hanno di mettersi in gioco, di evolvere, di reinventarsi e di rinascere anche mille volte.

La vita mi ha spesso posto di fronte a sfide importanti e difficili: ho perso mio padre a 18 anni ed essendo io la più grande di 4 sorelle sono diventata subito molto responsabile, mi sono sposata giovanissima e diventata mamma di Carlotta a soli 22 anni questo a cambiato la mia vita radicalmente, e ne sono felice!

Momenti duri, intensi, faticosi ma che mi hanno dato la motivazione a cercare soluzioni e strumenti per riemergere più forte. Una ricerca continua, un percorso interiore e spirituale che si è trasformato nel tempo, grazie anche ad approfonditi studi di formazione e tecnica, in una vera missione di vita.

L’essere riuscita ad accettare ed integrare il dolore di una perdita e a trasformare il difficile rapporto con Carlotta in una relazione madre-figlia che mi appaga e mi nutre, mi ha portato al desiderio di comunicare alle donne che ci sono strade da percorrere e strumenti da utilizzare per accelerare ed addolcire un percorso di cambiamento.

Voglio aiutarle nel raggiungere quella consapevolezza di se stesse che le rende più forti e più solide nell’accettare le sfide e nel cucirsi addosso la vita che desiderano.

KF: Da quanto tempo svolgi la tua attività?

CF: Dal 2010, e dal 2013 sono presente anche online

KF: Come è cambiata nel tempo la tua struttura/gestione?

CF: La mia attività di coaching naturalmente me la gestisco da sola, mentre per le attività operative ma non strettamente legate al coaching, quindi come la cura della mia presenza online, sito web ed altre attività simili, saltuariamente mi appoggio a vari professionisti.

KF: Quando e perché hai pensato la prima volta a delegare?

CF: Quando ho deciso di portare online la mia attività, non avevo nessuna conoscenza e competenza per creare e gestire un sito web, e per creare una newsletters.

KF: Come hai affrontato la prima esperienza? Eri scettica o fiduciosa?

CF: Come spesso succede ho chiesto consiglio a una persona che conoscevo già e diciamo che era già del settore.

In realtà lui non aveva le competenze per seguire la creazione del mio sito web e quindi ha fatto una subdelega…con tempo ho capito che la persona coinvolta non era la persona giusta per me.

Chiaramente all’inizio avevo un budget ridotto per investire in questa parte della mia attività di formazione, e ho cercato una soluzione economica. Ho sbagliato. Forse ho risparmiato dei soldi ma ho perso tempo.

KF: Quale task hai delegato la primissima volta?

CF: La creazione de mio sito web.

KF: Avevi un piano per la procedura della delega?

CF: No, nessuna procedura. Ho iniziato la mia ricerca tramite le mie conoscenze.

KF: Come hai scelto le attività da delegare?

CF: Era semplice, mi serviva una persona per un’attività che per me all’epoca era impossibile da gestire.

KF: Era un’esperienza positiva?

CF: No purtroppo. Dopo che il sito era già funzionante io comunque avevo bisogno di un supporto più o meno regolare, ma non in quantità che mi permettesse di attivare una collaborazione continuativa.

Inoltre la persona non era in grado di gestire le mie richieste con la prontezza che mi aspettavo. Ho deciso di interrompere la collaborazione, e dedicare tempo – non poco – per imparare le attività basilari per poter portare avanti la mia attività anche online.

Devo dire che nell’esperienza negativa questa era la parte positiva. Perché mi ha costretto a imparare delle nuove cose che oggi mi fanno pure divertire.

Era un’altra occasione per andare oltre i miei limiti e quindi un’ulteriore occasione per crescere.

KF: Hai riprovato con altre attività/persone o semplicemente hai rinunciato?

CF: Rinunciando temporaneamente mi sono quindi trovata costretta a imparare da sola tante cose, ma poi a proposito di un mio evento ho dovuto chiedere aiuto di nuovo.

Questa volta mi sono fatta consigliare da una persona esperta del settore, infatti sono rimasta soddisfatta.

KF: Che bilancio hai fatto dopo la prima delega in termini di tempo e soldi guadagnati?

CF: Avrei potuto velocizzare molto di più se non avessi perso tempo con delle persone meno qualificate e mi fossi rivolta da subito ai veri professionisti.

In realtà avrei potuto risparmiare anche dei soldi se avessi investito un po’ di più subito all’inizio. Per il risparmio economico ho pagato anche con il mio tempo.

Questo è sbagliato, perché il nostro tempo, la nostra vita ha un valore, anche elevato. E’ una delle tante cose che insegno alle donne che seguo, la valorizzazione del proprio tempo.

Ritengo che imparare a delegare per le donne sia indispensabile, anche se è molto impegnativo per noi donne perché vorremmo fare tutto da sole!

Invece dobbiamo valutare bene il valore del nostro tempo, e dare priorità alle nostre vere attività e/o alle nostre priorità e delegare il resto a persone che hanno gli strumenti che noi non abbiamo. Dopo aver superato il problema della delega rimane comunque il problema di trovare la persona giusta.

Oggigiorno sul web ci sono purtroppo tante persone che sulla carta sono bravissime ma quando si parla di un aiuto effettivo invece capisci che mancano le vere competenze.

A me piace essere consigliata, e pretendo di avere dei consigli personalizzati, quindi quelli più adatti alla mia attività ma anche alla mia personalità.

KF: Sei riuscita a stabilire una procedura per la delega?

CF: Non ho una vera procedura ma diciamo che ho trovato un canale che mi permette di avere dei consigli affidabili.

Infatti se dovessi aver bisogno di un altro tipo di supporto chiederei comunque tra le mie conoscenze, poi andrei un po’ a indagare online ed infine chiederei un colloquio.

KF: Quale è la caratteristica più importante per te?

CF: Per me la priorità assoluta è che la persona s’impegni! Se per caso arriva a un punto critico che non sa come affrontare un problema, apprezzo che  si impegni a trovare una soluzione dedicando attenzione e tempo alla mia attività.

KF: Come ti ha cambiato la vita /la tua attività la delega?

CF: Grazie alle deleghe sbagliate ho avuto modo di imparare tante cose nuove, che oggi mi fanno pure divertire. Ma naturalmente la mia attività principale rimane il coaching, quindi aiutare le donne ad avere una vita piena di soddisfazioni.

Le attività di contorno devono essere gestite diversamente per poter essere focalizzata sulle mie priorità.

KF: Cosa pensi della fiducia? Secondo te vale la prima impressione anche in modalità virtuale?

CF: Penso che vada conquistata passo passo come nei rapporti reali, e che serva tempo per avere fiducia del collaboratore. Penso che sia molto importante che si crei una certa energia tra di noi.

In genere comunque per me non è un problema, penso che il o la professionista deve avere i propri spazi per esprimere la sua creatività, ma naturalmente io osservo tanto e quindi reagisco subito se qualcosa non va.

Sono d’accordo con te che la prima impressione esiste anche in modalità virtuale, preferisco sempre lavorare con una persona che sento allineata con i miei valori.

KF: Qual è stato il punto critico nella prima collaborazione?

CF: Dalla persona precedente mi aspettavo più propositività! Io ho deciso di delegare certe attività perché non avevo le competenze necessarie, e quindi mi aspettavo qualche consiglio in più!

KF: Hai un messaggio particolare alle persone che ci leggono?

CF: Assolutamente sì. Dovete dare il vero valore al vostro tempo che deve essere dedicato alle cose più importanti della vostra vita! Non buttatelo via!

Parleremo di questo e di tanti altri argomenti importanti durante l’evento Donne che ispirano le donne il 11 e 12 marzo a Riccione, il primo evento di formazione al femminile che vede sul palco 17 speaker!

 

Delega le attività in cui la tua creatività personale non è indispensabile e ottieni risultati già dopo il primo mese.

Vai al TEST per capire quante ore e, prima di tutto, quanti soldi potresti guadagnare delegando delle attività.

 

 

Krisztina FekecsL’arte della delega | Intervista con Carina Fisicaro
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