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3 libri 3 pensieri

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Anche se sei un bravo e attento lettore difficile che tu riesca a ricordarti di tutti i dettagli di un libro. Ma se si tratta di una storia insolita sicuramente ti rimarrà nella mente per sempre. E questi dettagli spesso sono quelli che poi ti fanno scattare cambiamenti importanti nella tua vita.

 

Penso che come la lettura anche i riassunti hanno questo problema, non ti rimane nulla se non riesci a legare a qualcosa di incredibile se non scioccante.

Questo è il motivo per cui, oggi, ho selezionato 3 libri tra i miei preferiti sui temi gestione del tempo e produttività, e ho scelto un pezzetto da ognuno dei testi che per me vale la pena memorizzare per sempre!

 

PRODUTTIVITÀ 300% DI MAX FORMISANO

 

Secondo Formisano la forza di volontà è fondamentale per le gestione del tempo e per la propria produttività. E’ una fra le risorse più importanti, ma è limitata. Per questo devi imparare a proteggerla e ricaricarla.

“Prendo come esempio una ricerca molto famosa sulla forza di volontà di Walter Mischel, professore universitario. Il professore ha fatto una prova con centinaia di bambini della scuola materna.

Un soggetto offriva loro, chiusi in una stanza e ripresi a loro insaputa, uno dei marshmallow (dolci gustosissimi), dicendogli che poteva mangiarlo subito o aspettare qualche minuto senza mangiarlo. In quest’ultimo caso, ne avrebbe avuto uno in più e avrebbe potuto mangiarli entrambi. Solo 3 su 10 riuscivano a trattenersi!

La maggioranza dei bambini non sapeva rinunciare a un piacere immediato per ottenere un piacere più grande in futuro, nonostante fosse un futuro distante pochi minuti.

Dopo una quindicina di anni, è ripartita l’osservazione dei ragazzi coinvolti. Risultato: quelli che avevano ceduto subito avevano avuto poi problemi di autostima o di disagio.…insomma il non saper dire di no o attendere qualcosa li aveva fortemente penalizzati.”

Per concludere , sul lungo periodo il saper dire di no, anche a se stessi, sembra essere più importante di fattori come il quoziente intellettivo o la classe sociale di appartenenza.

UNA COSA SOLA DI GARY KELLER E JAY PAPASAN

 

Keller dimostra i dati di una serie di articoli pubblicati sul New York Times per farci capire che il Multitsaking è causa di vari tipi di disgrazie.

“Nel 2009 il reporter Matt Richtel ricevette il premio Pulitzer per la cronaca interna con una serie di articoli sui pericoli di essere alla guida e usare il cellulare per parlare o mandare messaggi. Scoprì che una guida distratta è la causa del 16% di tutte le vittime di incidenti stradali e di quasi mezzo milione di feriti ogni anno.

Persino un’ innocua conversazione telefonica mentre si è alla guida richiede il 40% della nostra attenzione e, sorprendentemente , può avere lo stesso effetto che essere ubriachi. La prova è così incofutabile che è stato vietato l’uso di cellulari durante la guida.

Ci aspettiamo che piloti e chirurghi siano completamente concentrati sul loro lavoro fino a escludere qualunque altra cosa. Non accettiamo scuse e non tolleriamo nient’altro se non la concentrazione assoluta da parte di questi professionisti.”

Perché tolleriamo o pretendiamo addirittura il multitasking se stiamo svolgendo il nostro lavoro più importante?

 

BATTI IL TEMPO DI FLAVIO CABRINI E UGO RAVAIOLI

 

Cabrini e Ravaioli raccontano una storia di Covey davvero interessante.

“Un giorno nel corso di un seminario Covey ad un tratto fece una pausa e tirò fuori un barattolo di vetri e una pila di ciottoli. Okay – disse – è il momento di sottoporvi un quiz. Svitò il coperchio del barattolo e domandò all’uditorio: Quanti di questi ciottoli pensate possano essere contenuti qua dentro? Ottenute le più disparate risposte, Covey infilò nel barattolo uno dopo l’altro tutti i ciottoli che si era portato. Arrivarono fino all’orlo.

Trovate che sia pieno? Chiese alla platea. Tutti gli risposero di sì. Covey scosse il capo, estrasse un pugno di ghiaia e lasciò scivolare i sassolini negli interstizi. E ora è pieno? Chiese di nuovo. Forse no, azzardò qualcuno. Covey annuì e stavolta fece comparire un sacchetto di sabbia che andò a riempire gli spazi lasciati vuoti da ciottoli e ghiaia.

Ora è pieno? Tornò a domandare.Il silenzio fu rotto da un “No” isolato e poco convinto. Esatto confermò Covey: da sotto il tavolo prese una piccola caraffa e versò l’acqua che conteneva nel barattolo, riavvitò il coperchio e rivolto agli astanti disse: Secondo voi, cosa ho voluto dimostrare? Che per quanto sia piena la tua agenda – intervenne uno dei presenti, c’è sempre un modo di infilarci qualcosa in più.

Niente affatto – replicò Covey – non è questo il punto. Il punto è che se non metti prima le pietre più grandi, poi nel barattolo non riuscirai più a farcele stare.”

I ciottoli, le “big rocks”, nell’esperimento di Covey rappresentavano le cose più importanti e il senso della sua dimostrazione era che se non si dà la precedenza alle cose che più contano non si troverà mai il tempo perché ci se ne possa occupare.

E tu hai pensato quali sono, nella tua vita e nel lavoro, le tue “big rocks”?

 

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Krisztina Fekecs3 libri 3 pensieri

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